“GELA UNA CITTA’ NORMALE!”, IL SOGNO DEL PROCURATORE ASARO

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Redazione
  • IPSE DIXIT dal Direttore GIUSEPPE D’ONCHIA

L’appuntamento telefonico per l’intervista è fissato per le 23.30. Un orario indubbiamente inusuale. Ma gli impegni in agenda sono tanti, le carte da leggere sono infinite, le riunioni in ufficio si susseguono  e trovare un buco non è per nulla facile. Comunque ci riusciamo. A mezz’ora esatta dalla mezzanotte, basta solo mezzo squillo e dall’altra parte, con voce rassicurante e per nulla stanca, nonostante la mole di lavoro quotidiana, il procuratore di Gela, Fernando Asaro, non esita un attimo a rispondere alla sequela di domande che ho confezionato sul mio taccuino. Quasi si sottoponesse ad un interrogatorio. L’occasione è propizia per redigere l’articolo e le sue risposte sono limpide e lineari. Quasi delle sentenze.

In città, troppe risse, troppe spaccate, troppe rapine, troppe situazioni spiacevoli che turbano la quiete pubblica. Procuratore, cosa succede?  

“Gli ultimi frequenti episodi criminosi hanno creato un vero e proprio allarme sociale. E’ innegabile. Ma è altrettanto innegabile l’intervento messo in campo dalla magistratura e dalle forze dell’ordine al fine di individuare gli autori di quelli che – purtroppo –  rappresentano una piaga tipica della nostra realtà”.

Impugnare una pistola per alcuni giovani è diventato, cronache alla mano, una consuetudine. Come si può arginare il fenomeno?

“Solo con la cultura e la legalità. L’uso delle armi – ribadisce il procuratore – rappresenta, per alcuni, una forma di tutela. Tutto assolutamente inspiegabile. Le varie perquisizioni operate dalle forze di polizia e i successivi procedimenti giudiziari, dimostrano che deve prevalere solo l’altra faccia della medaglia: la forma di cultura. Il grande scrittore Gesualdo Bufalino, sosteneva che la mafia sarà vinta da un esercito di maestri elementari. Mi permetto di aggiungere – dice Asaro – anche di professori liceali. Bisogna far comprendere un principio: no alla violenza, no alle armi”.

Gli ultimi avvenimenti dimostrano che un banalissimo diverbio, scatena un gravissimo fatto di cronaca. Come se lo spiega?

“Per mancanza di senso civico, di quella cultura di cui parlavamo prima. Bisogna lavorare ed imprimere il concetto di giustizia sui banchi di scuola, nelle piazze. Non ci vuole solo l’azione repressiva della magistratura e delle forze dell’ordine. Ci vuole l’impegno costante di tutti. Nessuno escluso”.

Notiamo che ci sono troppi ragazzi che non lavorano ma scorrazzano con auto di grossa cilindrata. Si tratta del classico regalo dei genitori o c’è dell’altro?

“Non soltanto giovani, ma anche adulti. E’ come se si trattasse di una forma di affermazione sociale, di ostentazione, derivante da ricchezze occulte, dal riciclaggio e dal sostentamento di azioni delittuose. Sotto quest’aspetto, la Procura di Gela è attenta ed insistente e i vari processi attualmente in corso per i reati di autoriciclaggio e bancarotta, ne sono la testimonianza più evidente. I controlli, in questo ramo “drogato”  sono rigidi. Basti pensare – afferma Asaro – che ultimamente è stata posta sotto sequestro una nota concessionaria di auto che erogava finanziamenti anche nei confronti di persone che non lavoravano. Un vero e proprio esercizio abusivo del credito”.

Gela offre poco sotto l’aspetto lavorativo. In tanti vanno via. Quelli che rimangono possono essere prede facilmente appetibili dalla criminalità?

“Non bisogna far passare questo messaggio, è fuorviante. Non avere lavoro non giustifica il crimine. Bisogna invece colmare quelle sacche di disagio sociale che sono prevalenti in città”.

Più volte si è detto che Gela ha le ali tarpate, che vorrebbe spiccare il volo ma non riesce. Di chi la colpa?

“Gela ha più che altro grosse potenzialità inespresse. E’ un dato evidente, purtroppo. La città si tarpa le ali da sola con vari comportamenti fuori da ogni logica. Non ci sono colpe specifiche. Tutti e nessuno sono colpevoli”.

Ma il gelese vuole realmente cambiare o si adagia su quanto accade, dalla serie il problema è degli altri e fin quando non mi tocca va bene?

“Ripeto il concetto espresso prima – rimarca -. Non è sempre colpa degli altri. Dobbiamo smetterla con questa logica imperante. Dare la colpa agli altri è un facile alibi per non mettersi in gioco. Bisogna invece prendere le distanze dal malaffare; ognuno deve offrire il proprio contributo se si vuole migliorare. Sul serio”.

Cosa dovrebbe fare la politica per indurre la città a cambiare in positivo?

“Dovrebbe semplicemente svolgere il proprio lavoro. E mi riferisco alla politica con la p maiuscola. Valorizzazione del bene comune: si tratta solo di mettere in pratica le cose che si dicono. Tutto il resto sono chiacchiere da bar”.

La magistratura chiede la collaborazione dei cittadini nel denunciare. In pochi però lo fanno, timorosi di possibili ritorsioni. Cosa fa lo Stato per ovviare al problema?

“Lo Stato c’è e fà. E lo Stato và incoraggiato. Lo Stato và vissuto e non sfidato, così come accaduto ultimamente nei pressi di una nota area di servizio a Macchitella. Chi in quell’occasione ha impugnato una pistola e ha fatto fuoco, lo ha fatto dinnanzi ai tutori dell’ordine, come se si trattasse di una sfida. Lo Stato siamo tutti noi. La magistratura, dal proprio canto, riconosce forme di intervento e di collaborazione efficaci. Quando sottolineo che il Palazzo di Giustizia è il palazzo di tutti, non uso una frase fatta. E’ un presidio di legalità assoluta da cui parte forte ed in maniera significativa l’azione di contrasto. E non parlo solo di repressione…”

Negli ultimi tempi, fortunatamente, gli incendi dolosi sono sensibilmente calati. Come se lo spiega?

“Ci sono periodi in cui è più forte e frequente l’azione incendiaria, altri in cui di attentati se ne registrano di meno. Si tratta di un fenomeno sui generis, da non sottovalutare. A Gela si bruciano auto anche per controversie familiari. Importante gli interventi delle forze dell’ordine, in una città in cui è assente il sistema di videosorveglianza, che hanno assicurato alla giustizia alcuni autori di episodi intimidatori col fuoco”.

In città ci sono tanti commercianti che si sono ribellati al pizzo e continuano ad aderire all’associazione antiracket. Un ottimo segnale….

“Si, un ottimo segnale. Ma ricordo a me stesso – dice Asaro – che da quando mi sono insediato a Gela (era il 2016, ndr) ad oggi, non ho mai incontrato imprenditori e commercianti, che abbiano denunciato fatti estorsivi o di usura. Non c’è stata la fila nei corridoi della Procura. Nessuna denuncia, nonostante l’evidenza dei fatti subiti. E’ pur vero che in tema di mafia, c’è la Dda di Caltanissetta che indaga con grande impegno e con risultati importanti. Ma non ricevere alcuna denuncia in città, mi lascia attonito. L’associazione antiracket dovrebbe operare in profondità. Le indagini da noi avviate, non hanno mai preso spunto da denunce dei singoli. Siamo stati noi a cercarli…”

Mi sfugge un passaggio: allora perché i commercianti e gli imprenditori si iscrivono all’antiracket?

“Ce lo devono riferire loro…”

E tutti gli altri commercianti che non sono iscritti, perché non lo fanno?

“Non sono in grado di rispondere al quesito. Posso solo affermare che cosi facendo, incoraggiano ogni tipo di forma di violenza ed in questo caso proliferano i reati finanziari e contro il patrimonio”.

Si chiede con sempre insistenza un controllo straordinario del territorio da parte delle forze dell’ordine. Non sarebbe necessario l’implementazione di uomini e mezzi?

“Assolutamente si. Ma sono sincero: la sola idea che ogni singolo cittadino debba essere vigilato, mi terrorizza. E’ la parte buona della città che deve farsi valere. Lo Stato – lo dicevo anche prima – c’è e sempre ci sarà. Ed assieme allo Stato, ogni gelese deve crearsi gli anticorpi per fronteggiare ogni forma di sopruso. Pensare alla militarizzazione del territorio, non è affatto dignitoso. Non siamo in guerra!”

La pianta organica della Procura che lei dirige è al completo?

“Sarà definitivamente al completo a partire dalla seconda decade di Novembre con l’arrivo del quinto sostituto procuratore. Si tratta di un giovane catanese, Gaetano Scuderi”

Chiudiamo il capitolo magistratura e ne apriamo un altro. Come vive il grave problema del Covid?

“La situazione è abbastanza problematica, una vera e propria emergenza. Imprevista. Atteniamoci al rispetto delle regole e sono sicuro che ce la faremo”

Però troppe restrizioni, soprattutto in ambito commerciale,  per arginare il contagio. Se non si muore di Coronavirus, si morirà di fame…

“Purtroppo si. Ma bisogna cercare di conciliare, in perfetto equilibrio, salute ed economia con scelte ponderate ed equilibrate”.

Come se la immagina Gela nei suoi sogni?

“La immagino come deve essere: una città normale. Un vero e proprio ponte tra l’Europa e l’Africa, in cui coltivare la bellezza mediterranea, unica ed avvolgente. Gela deve rappresentare un centro di cultura dove poter valorizzare le varie ed indiscusse potenzialità”.

Rimanendo in tema di sogni. Della sua professione, ne ha uno nel cassetto?

“Con onore, orgoglio e sacrificio, vorrei servire fino in fondo lo Stato. Sempre in modo trasparente. Per me il valore della giustizia è immenso”.

Parliamo dell’argomento più importante tra i meno importanti: il calcio. Lei è tifoso dell’Inter. Champions o scudetto?

“Tutte e due…Le ricordo – ci tiene a sottolineare – che siamo l’unica squadra ad avere conquistato il triplete. E le altre ancora stanno a guardare”.

Lei è nato a Palermo e simpatizza per la squadra rosanero, attualmente in serie C. Si punta alla serie B o sarà un campionato di assestamento?

“Quest’anno sarà difficile puntare alla Cadetteria, anche perché si sono persi troppi punti per strada all’inizio del torneo. Il mio augurio è che i successi nel calcio, siano limpidi. Ed un giorno vedere il “mio” Palermo in serie A, sarebbe il massimo. Intanto ottima la scelta operata dalla società di puntare sul vostro compaesano, l’allenatore Roberto Boscaglia. Un ottimo acquisto”.

In campo Palermo-Inter. Per chi batte il cuore?

“Il cuore è paralizzato perché il tifo è irrazionale. Che vinca il migliore…”

Su quest’ultima risposta, stento a crederci. Avrà detto la verità, nient’altro che la verità?

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