“SPORT E CULTURA, FONTE DI ECONOMIA” Maurizio Melfa risponde alle domande del direttore Giuseppe D’Onchia

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Redazione

Un anno addietro, proprio di questi tempi, ha ricevuto, a Roma, il premio “Adriano Olivetti 2019”. Un ambito riconoscimento promosso dall’Anpit (Associazione nazionale per l’industria e il terziario) votato all’incentivazione dei dipendenti negli utili di esercizio. La sua azienda, durante un sobrio galà natalizio, è stata citata come esempio di virtuosismo per chiunque voglia costruire un modello vincente e rispettoso delle regole. E il suo trofeo lo espone in bella mostra, crogiolandosi, quasi fosse una reliquia. “Perché – dice – una squadra che vince, fa stare bene l’intera azienda”. Un mantra, una formula sacra. O magica. Il protagonista della nostra chiacchierata è Maurizio Melfa, cinquant’anni il prossimo 17 marzo, laurea in economia e commercio alla Facoltà di Palermo, amministratore delegato della Meic Services Spa. Negli ultimi anni, sotto l’albero di Natale, ha donato ai propri dipendenti, da due a quattro mensilità aggiuntive. E’ come se nell’azienda si incassassero 18-19 stipendi. E’ la somma che fa il totale, avrebbe detto Totò. Lasciamo i convenevoli ed entriamo subito nel dettaglio.

La sua famiglia, e lei in particolare, ha investito molto sul territorio gelese. C’è stata la risposta che si attendeva?

“L’imprenditore per eccellenza investe sul territorio non per avere un ritorno. Nonostante dinnanzi a noi ci sia una strada in salita, bisogna capire che le cose si devono fare perché si vogliono fare e non perché si devono fare! Naturalmente un imprenditore che investe, lo fa per creare lavoro, creare sviluppo, lo fa per crescere culturalmente. Personalmente non ho mai atteso delle risposte. Chiaramente lavoriamo per non subire le ingiustizie del sistema. Sistema che ritengo ingiusto”.

Come è nata l’idea di creare un polo dedicato al metano a Gela?

“Tutto nasce nel 1985, grazie a mio padre (il geometra Elio Melfa, ndr) quando ancora in Sicilia il metano non esisteva. Nel 1999, dopo diversi anni di attesa e di lungaggini per le autorizzazioni, si apre il primo impianto di metano nell’sola, risultato della lungimiranza di papà che, naturalmente, vedeva avanti e riconosceva il gas metano come combustibile economico, ecologico e sicuro”.

Sono stati anni difficili?

“Si, gli anni ‘90 sono stati anni difficili, anni in cui c’era una mancanza di regole, un mancato rispetto della legge e quindi ovviamente l’imprenditore è sempre stato vittima di soprusi e atti intimidatori. Io ricordo, quando ero piccolo, che ricevevamo attentati, estorsioni, macchine bruciate, già 40 anni fa. Gela è sempre stata una polveriera, un terreno molto difficile soprattutto per chi ha voluto investire sull’impresa e quindi ha voluto  creare lavoro e sviluppo”.

Lei ha sempre riferito che Gela ha enormi possibilità di riscatto, su tutti i fronti? Perché allora, purtroppo, rimane sempre ai margini?

“Perché è una città purtroppo malata. Possiede il “cancro” della non coagulazione delle forze, non si riesce a fare rete, non si riesce a fare sistema. Bisogna intervenire in più direttrici. Dobbiamo puntare sullo sport, sull’industria ecosostenibile, sull’agricoltura, il mare, l’archeologia. Quello a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni è stata una gestione della politica fallimentare che naturalmente è il perno di tutto questo. Infatti è la politica che decide le sorti di una città. La politica spesso crea anche cultura e in questo Gela purtroppo è la prima degli ultimi. Lo riferiscono anche gli indicatori. Quando si richiedono finanziamenti, Gela è tra i primi proprio perché è l’ultima e vengono assegnati i punteggi massimi. Fiumi di soldi che non sono mai stati attratti e investiti. Tutto questo fa veramente rabbia”.

La sua idea di Gela qual è?

“E’ un’idea di una città che si scrolli da questa mentalità negativa, inquinata;  una mentalità di infamia, di mancato associazionismo. E’ l’idea di una città che si risvegli, che riesca a fare rete”.

Per quale motivo un imprenditore del Nord dovrebbe investire a Gela?

“Perché Gela è una terra ricca, ha tantissime potenzialità ma chiaramente per far si che l’imprenditore del Nord possa essere attratto,  così come l’investitore del Sud o anche del luogo, ricorre una necessità:quella di provare chi ti invita, chi ti accoglie, che non ti crei ostruzionismo. Devo dire che in questo momento si sta cercando di fare un percorso in questa direzione”.

Con il ridimensionamento della Raffineria, c’è stato un calo impressionante di lavoro. Cosa offre in alternativa la città?

“Penso che offra un oceano di alternative, a cominciare dalla stessa raffineria che può essere riconvertita in industria ecosostenibile così come già si sta facendo e che può essere reinventata per tante attività collaterali, considerata la presenza di un impianto esistente. Ma non solo: il fronte del mare può diventare un elemento essenziale, così come il rilancio della zona industriale edella zona economica speciale. Da sempre incompiuto, si potrebbe intervenire nel mondo dell’agricoltura con una filiera completa che possa determinare la presenza di un mercato vincente. Ed ancora l’economia del turismo e dell’archeologia legata allo sviluppo dello sport  con la necessità di operare un percorso di avanguardia culturale che preveda la possibilità che si possa creare la sinergia tra pubblico e privato proprio per ridare tutti i beni culturali alla fruizione della città in maniera efficiente, creando un network del marketing gelese. Inoltre le strutture sportive vanno assolutamente gestite in sinergia col privato. Bisogna massimizzarne i finanziamenti per ristrutturare e rilanciare tutte le opere. Abbiamo visto che ci sono una miriade di finanziamenti che possono essere attratti”.

Gela è uno scrigno di tesori greci. Si potrebbe vivere di turismo, ma non si è mai puntato su questo fronte. Di chi le colpe?

“Assolutamente di una politica disgregativa. Il turismo a Gela può essere una realtà, le nostre spiagge sono uniche al mondo, non abbiamo nulla da invidiare a nessuno. Ovviamente va creato un progetto aggregato, un progetto di presenza di infrastrutture ma anche di pulizia della città, riqualificazione urbana e quindi si passa da quei percorsi di semplificazione amministrativa associati alla sinergia tra pubblico e privato ma anche a situazioni previste dalla legge, situazioni normative e giuridiche che prevedono appunto la possibilità di creare economia, tra cui il projetfinancing, società pubbliche o private, agenzie per lo sviluppo. Le colpe del mancato rilancio in tema turistico – ribadisce Melfa – sono della politica ma anche di tutti i cittadini che in qualche modo sono rimasti succubi di questa involuzione”.

In un territorio in cui la presenza criminale è forte, come si riesce ad operare?

“La criminalità non è altro che l’effetto di un sistema che non funziona. L’equazione è burocrazia uguale disoccupazione uguale criminalità. Quando si parla di burocrazia si parla anche di mala politica. Dunque diventa essenziale intervenire sull’abbattimento della burocrazia e sulla buona politica per eliminare la disoccupazione ed eliminare la criminalità. Il malaffare non è altro che l’effetto. Bisogna lavorare sulla causa. Sull’effetto è un compito che spetta alla magistratura e alle forze dell’ordine, ma queste vanno messe nelle condizioni di potere avere un lavoro minimizzato e soltanto lavorando sulla causa si potrà ottenere questo. Ci vuole la consapevolezza da parte di tutti ad operare per lo sviluppo della stessa. Ognuno di noi ha la possibilità di costruire o di distruggere, rispetto ad uno sviluppo . Dunque questa responsabilità diventa fondamentale per invertire la rotta”.

La domanda è diretta, senza alcun giro di parole: lei ha mai ricevuto “visite” indesiderate in azienda?

“No, assolutamente! Anche se in realtà potrebbe sembrare un mistero, io non ho mai pagato il pizzo e mai lo avrei pagato. Per mia indole. Penso che rispetto agli anni passati oramai questa sia una storia superata. Almeno penso…”

Denunciare conviene?

“Denunciare è un obbligo di legge quindi non mi pare che ci siano altre alternative. Non c’erano alternative in passato, nei tempi bui, a maggior ragione ora”.

Lei ha un rapporto speciale con i suoi dipendenti

“Dico meraviglioso. La mia azienda è una famiglia. Stiamo cercando di costruire tutti insieme un patrimonio, umano, culturale e di specializzazioni. Una vera squadra, una società che punta molto al benessere organizzativo. In azienda abbiamo anche psicologi e ultimamente abbiamo conseguito numerose certificazioni. Siamo oggi società benefit proprio perché vogliamo dare. Intanto ai nostri collaboratori e al territorio in cui insistiamo”.

Insiste, purtroppo, da quasi un anno, un grave problema: si chiama Covid. Lei come vive questa situazione?

“Sul piano personale non lo vivo. Cerco di prenderlo con la filosofia del caso. E’ un momento di estrema gravità per tante persone sotto l’aspetto sanitario ed economico ma bisogna in qualche modo prenderlo con la giusta razionalità altrimenti ci si ammala mentalmente”.

Parliamo di politica. In due occasioni si è candidato a sindaco, ma non ha avuto fortuna. Cosa è mancato per conquistare la poltrona più ambita al comune?

“E’ mancata semplicemente quella velleità sfrenata di volere fare il sindaco a tutti i costi. Se così fosse stato, non dico nella prima ma nella seconda tornata,  sicuramente avrei potuto farlo. Ho declinato parecchi inviti ad essere il candidato di diversi partiti politici primari come ho anche declinato alcune aggregazioni politiche che probabilmente mi avrebbero portato ad indossare la fascia tricolore. Ma io volevo vincere come movimento civico, volevo diventare sindaco solo come strumento per aiutare la città e soprattutto volevo vincere se la città, quella civica, mi avesse votato. Questo non è successo ma poco conta, poco importa, perché oggi vedo che c’è un sindaco che ha un grande dinamismo e una grande voglia di fare per la città ed è questo il motivo per cui oggi sono diventato consulente”.

In cosa consiste l’incarico di consulente?

“Si tratta di un supporto in tema di sviluppo economico, sport e cultura. C’è la consapevolezza che lo sport e la cultura possano diventare fonte di economia. Lo sviluppo economico diventa base per migliorare questa collettività. In quest’ottica, io darò il massimo del contributo. Ovviamente avendo un’azienda in grande fermento e per fortuna in forte crescita non è facile conciliare questo impegno assieme all’impegno della squadra di calcio e di basket di cui sono presidente. Un’azienda che viaggia ad alta velocità ha bisogno di una grandissima attenzione quotidiana. Però devo dire che mi sto sforzando di dare il massimo del contributo con una disponibilità quantitativa di tempo. Mi sono prefisso di andare in assessorato tre volte alla settimana e di cercare di essere più presente possibile da un punto di vista qualitativo e numerico”

Dopo avere sfidato, per la carica di sindaco, nelle ultime due amministrative, sia Messinese che Greco, del primo è divenuto assessore e del secondo, appunto, consulente. Non è incoerenza politica?

“Questa incoerenza è un concetto assolutamente inesistente. Tutti i miei interventi sono fatti per un partito politico che è la città di Gela.  Non ho mai avuto una tessera di partito e ho sempre declinato di far parte di partiti politici. Con Messinese avevo pensato che lui potesse cambiare le cose e che io potessi contribuire. Così non è stato. Fin dall’inizio dissi che se non si riusciva a fare qualcosa,  mi sarei dimesso entro 6 mesi e già dopo tre mesi ho lasciato. Con Greco invece sono ottimista. Anche qui ovviamente si vedrà se ci sarà una sinergia costruttiva. Io faccio il consulente gratuito con sacrifici di tempo ed economici importanti ma lo faccio con il cuore per la città. Lo faccio con grande piacere ma naturalmente è un intervento che deve portare a dei risultati, che non sono i miei ma per la città. In questo momento sono molto fiducioso, molto ottimista perché vedo il sindaco molto carico rispetto a determinati obiettivi che la città può raggiungere e ci troviamo in perfetta sintonia sutantissime questioni”.

Dunque non si tratta diincoerenza politica?

“Ribadisco di no. A tutti coloro i quali mi accusano di incoerenza politica, dico di parlare meno e fare di più perché oggi la città, e lo è sempre stata, è piena di giudici, quasi della Cassazione che sono bravi a dire cosa fare e non riescono mai a fare. Si limitano soltanto a ergersi a giudici ma la città non ne ha bisogno. Gela ha bisogno di gente che voglia contribuire fattivamente. Ci rendiamo conto, purtroppo, che l’egoismo imperversa. Le persone, nel momento in cui c’è da offrire il proprio contributo, si tirano indietro. Vige la regola “dell’armiamoci e partite”. La città ha bisogno di chi vuole contribuire alla causa, soprattutto in questo stato di profonda crisi economica e sociale. Ed in questo caso lo si farà volontariamente. Ci vuole un esercito di volontari”.

Lei ha sempre sposato il progetto sport, manifestando grande interesse. Perché lo fa?

“Lo sport è una valvola di crescita culturale, sociale ed economica. Una città, una collettività in cui lo sport vince è una città e una collettività che vince”

Per quale squadra tifa?

“Il mio Gela e la nazionale italiana”.

Ritorniamo in politica. Un vecchio adagio recita non c’è due senza tre. Quando sarà, si ricandiderà a sindaco? 

“Io ho un obiettivo: aiutare la città ma sono assolutamente contentissimo se il sindaco fa il buon sindaco. Che sia Lucio Greco o chiunque altro. Chi guida la città, deve fare in modo di migliorarla e di farla crescere. La mia aspettativa non è di diventare il sindaco. Voglio solo aiutare questa città. Dunque con grande piacere evito di fare questo ruolo, che è molto impegnativo, per cercare di fare quello che mi è più congeniale, cioè l’imprenditore”.

Melfa ascolta la musica classica in generale, ma non disdegna autori come Ludovico Einaudi, Giovanni Allevi, Pino Daniele e Vasco Rossi. Di Sting, però, sono sicuro, avrà preso in prestito il suo celeberrimo aforisma: sognare fa bene, perché a forza di farlo, a volte i sogni si avverano…

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